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SANT’AGATA DE’ GOTI “la splendida armonia della perla del Sannio”

pubblicato in: Guida Turistica del Sannio – edizioni: GuideSlow – anno: 2019

a cura di Maurizio Vetrone

Sant’Agata de’ Goti, sembra un luogo sospeso nello spazio e nel tempo. Per Rosanna Biscardi, architetto, scrittrice e Saticulana doc, «l’armonia a base della ricetta del benessere è questa: si prendono una ventina di secoli, si condiscono con uno spruzzo di religione corretta da essenza di tradizione e su tutto si versa una salsa speciale, fatta con un mix profumato di architettura, pittura, scultura e urbanistica, con contorno di paesaggio incontaminato”. Tutto ciò si concentra in un luogo ben preciso, il borgo di Sant’Agata de Goti.

Qui si sono mescolati guerrieri Sanniti e Romani, gastaldi Longobardi e patriarchi Bizantini, Baroni Normanni di Campania, Puglia e Sicilia, profughi delle Repubbliche marinare, fino ai nobili casati protetti dai Borbone, in una convivenza improntata allo scambio culturale e al reciproco rispetto. Nella terra dei favolosi vasi di Assteas, si respira ancora oggi l’inclinazione originaria al buon vivere. Salendo dalla valle dell’Isclero si rimane affascinati dalle bastionate di case e palazzi allineati costruite su uno strapiombo di circa 50 metri, che formano il profilo unico e inconfondibile del suo centro storico. Un borgo antico, probabilmente sorto sull’antica città sannita di Saticula distrutta dai Romani che fondarono un Castrum sulla rocca, là dove c’era l’acropoli sannita. Sotto il dominio dei Longobardi fu una città molto importante, divenendo già nel 970 sede vescovile. I Normanni perfezionarono la cinta muraria perimetrale composta di case in tufo costruite a strapiombo sui costoni tufacei naturali, protetta dai corsi d’acqua del Riello e del Martorano. Una fisionomia assunta nel medioevo, conservata dall’età angioina in poi, quando passò via via nelle mani di vari feudatari: gli Origlia, i Della Ratta, gli Acquaviva, i Rams, i Cosso e i Carafa, fino all’abolizione del feudalesimo. Ogni cosa della “perla del Sannio” possiede un fascino particolare, anche il nome del borgo è frutto di una storia curiosa, infatti, se è certo che furono i Longobardi nell’VIII secolo a dedicare il borgo alla martire catanese Agata, solo in epoca normanna, sarebbe stato aggiunto “de’ Goti” ma il riferimento, non sarebbe ai Goti, gli invasori germanici sconfitti nella battaglia del Vesuvio nel 553 d.C., bensì ai feudatari francesi “Drengot”, infatti, a partire dall’alto Medioevo il nome Drengot, prese ad essere pronunciato diversamente, mutando in De-Goth, al plurale “De Gothi” e infine, nei secoli dell’Era moderna, “De’ Goti”. Il centro storico è sviluppato seguendo una forma a semicerchio, all’interno del quale trovano posto i numerosi e preziosi monumenti locali, uno scrigno pieno di tesori caratterizzato da un’affascinante atmosfera d’altri tempi, non a caso set naturale di tantissimi film e fiction e bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Splendida da ogni lato, Sant’Agata, offre la vista più suggestiva dall’altissimo ponte sul Martorano sul quale è obbligatoria una sosta per immortalare il fantastico paesaggio fatto di case addossate in bilico sulla forra, su cui emergono i campanili con le colorate cupole maiolicate e sullo sfondo il massiccio del Monte Taburno. Poco lontano, si trova il castello, fondato dai longobardi e via via ristrutturato più volte fra l’epoca normanna e il ‘700, si fa notare per la sua imponenza e per il bellissimo affresco di Tommaso Giaquinto del 1710 nella loggia al primo piano. 

Nelle vicinanze si trovano, la particolarissima Chiesa di San Menna con il suo straordinario pavimento musivo a figure geometriche, di derivazione cassinese, degli inizi del XII secolo, uno dei più antichi databili con certezza dell’Italia meridionale e la sorprendente Chiesa dell’Annunziata fondata nel 1237 annessa al vicino “hospitale”, distrutta dal terremoto del 1349, oggi si presenta come uno straordinario esempio di stratificazione artistica e architettonica. Alla facciata di forme barocche, si contrappone l’interno in stile tardo-gotico con alti archi a sesto acuto, peducci e gemme pendule finemente lavorati. Durante i lavori di restauro post terremoto del 1980 si scoprì casualmente, nascosto sotto l’intonaco, uno straordinario ciclo di affreschi databili tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400, intervallati dalle bellissime vetrate artistiche di Bruno Cassinari, pittore e sculture amato da Picasso, risultato uno fra i più importanti della pittura tardo-gotica in Campania e soprattutto il maestoso giudizio universale, posto sulla controfacciata, nello sguardo di chi esce affinché se ne vada con queste ultime immagini impresse nella mente. Percorrendo via Roma per inoltrarsi nel cuore di Sant’Agata, si incontrano i più importanti edifici civili e di culto del Paese. Uno di questi è la Chiesa e il convento di San Francesco, costruita nel 1282, restaurata nel ‘700 in stile barocco, contiene al suo interno una preziosa pavimentazione dipinta nella bottega napoletana del Maestro Giuseppe Massa, autore del chiostro di Santa Chiara a Napoli. L’annesso convento, costruito tra il XIV e il XV secolo e soppresso nel 1809 , oggi Casa Comunale, ha conservato lo splendido portale marmoreo del 1747 e la divisione interna originaria in celle monastiche intorno al chiostro con pozzo centrale. Superato il Municipio si apre, sulla destra, piazza Umberto I, con il Palazzo Vescovile, dove tutto parla di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Sant’Agata de Goti dal 1762 al 1775. Proclamato Santo nel 1839, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie, come il più famoso motivo natalizio italiano “tu scendi dalle stelle” trasposizione del bellissimo canto napoletano dello stesso autore “Quanno nascette Ninno”, Sant’Alfonso è stato un personaggio straordinario per Sant’Agata; combatté contro la corruzione politica e morale, ma soprattutto si prodigò con incredibile generosità per i bisogni di una popolazione poverissima, vendendo anche la propria carrozza, l’anello vescovile, la croce pettorale in oro, le posate di argento per dare conforto alle genti sannite colpite dalla tremenda carestia del 1764. Nel Museo Diocesano un’intera sezione è dedicata ai luoghi alfonsiniani con le stanze abitate dal santo, il cunicolo dove pregava, la sua cattedra vescovile; a lui l’intera comunità dedica ogni anno 5 giorni di festa, dal 28 luglio al 1° agosto. Alla fine di Via Roma si incontra la Chiesa più grande e ricca del borgo, il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta. Costruita dal 970 come cattedrale, probabilmente su un precedente tempio pagano, completamente ristrutturata in stile romanico, danneggiata dal terremoto del 1456, dalla caduta del campanile, colpito da un fulmine, nel 1614 e dal terremoto del 1688, fu completamente ricostruita in stile barocco e riaperta al culto nel 1741.

Oggi la concattedrale di Sant’Agata, nonostante i vasti restauri di fine ‘800, si presenta come uno splendido e preziosissimo scrigno di arte Barocca con elementi caratteristici della sua travagliata storia. L’esterno è caratterizzato da un vasto portico a tre campate del XII secolo, l’interno è a croce latina con 3 navate, transetto, cupola e presbiterio, misura più di 38 metri di lunghezza ed oltre 18 di larghezza. Nelle 8 cappelle laterali si trovano pregevoli opere d’arte incorniciate da stucchi barocchi con splendidi altari in marmi policromi. Preziosi sono, la pala d’altare marmorea, nella Cappella dedicata a Sant’Anna raffigurante la Sacra Famiglia, opera realizzata nel 1717-18, dallo scultore romano Antonini, esponente della scultura rococò meridionale, il coro ligneo nel presbiterio, intagliato nel 1650-1653 da Mastro De Rosa popolato di volti e animali mostruosi e l’affascinante cripta collocata al di sotto del transetto, risalente alla fine dell’XI secolo. Altra particolarità che rende Sant’Agata de’ Goti unica sono le cave sotterranee, realizzate fin dall’antichità per costruire le abitazioni sovrastanti, servivano da cantine vinarie e da deposito e conservazione al fresco di derrate alimentari, quasi tutte comunicanti tra loro, formano una vera e propria città sotterranea, che si allunga fino al castello. Alle cantine si accompagnavano gli orti, utili per avere rifornimenti nel periodo degli assedi, ricavati in spazi sospesi lungo i costoni tufacei, tuttora presenti. Di grande pregio l’enogastronomia saticulana; il borgo è rinomato soprattutto per la produzione della mela annurca che nel 2006 ha ottenuto il marchio IGP. Conosciuta e apprezzata già nell’antichità romana, con la mela annurca vengono prodotte, anche, delle deliziose confetture e un gradevole distillato. Di assoluta eccellenza è la produzione vitivinicola, fra cui il potente rosso Aglianico e il bianco Falanghina, fu proprio a Sant’Agata che l’ingegnere Mustilli nel 1979 iniziò ad imbottigliarla in purezza, dando vita ad un vino unico per profumo e gusto, sempre più conosciuto ed apprezzato. Seduti nei tanti locali del centro storico, ammaliati dal fascino di Chiese e palazzi che trasudano storia, allietati dal profumo intenso della Falanghina, magari accompagnando il bicchiere con la gustosa ‘nfrenula, un tarallino a forma di doppio snodo, si riesce facilmente a trovare un “armonioso equilibrio”, un’esperienza che si può vivere in pochi luoghi magici, uno di questi è certamente Sant’Agata de’ Goti.

 

 

Si ringrazia l’architetto Rosanna Biscardi per la preziosa collaborazione

Web site www.sanatagatadegoti.net – Ufficio RUP

pag. FB Tufacea Sant’Agata de Goti

pag. FB Progetto SdG

 

 

 

 

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