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L’utopia del Regno di Napoli

la splendente Reggia e il borgo “illuminato” di San Leucio

Caserta è una graziosa città che si fregia di un passato glorioso. Famosissima per la sua Reggia, una delle più belle e grandi al mondo, l’intera città è fortemente caratterizzata dall’opera utopistica e grandiosa della dinastia dei Borbone, che vollero creare proprio qui una nuova capitale moderna e funzionale per uno stato, quello di Napoli, che all’epoca, pur con tutte le contraddizioni, era uno dei più ricci e moderni d’Europa, vantando primati nel campo della tecnologia, nell’arte, nella cultura e nelle scienze.
Oggi Caserta rimane un bellissimo simbolo della grandezza del Regno di Napoli con la sua imparagonabile Reggia e il particolare Real borgo di San Leucio, luogo rinomato non solo per l’arte della seta ma anche primo esperimento sociale illuminato, entrambi dichiarati Patrimonio dell’umanità UNESCO

Luoghi:

Caserta

REGGIA DI CASERTA
REGGIA DI CASERTA
REGGIA DI CASERTA
PARCO DELLA REGGIA DI CASERTA
PARCO DELLA REGGIA DI CASERTA
REAL BORGO DI SAN LEUCIO
REAL BORGO DI SAN LEUCIO
REAL BORGO DI SAN LEUCIO
REGGIA DI CASERTA
REGGIA DI CASERTA

Nel 1752 Carlo di Borbone, re di Napoli e re di Sicilia ordinò la costruzione di una nuova capitale con al centro un grande palazzo degno del suo regno, doveva essere fuori da Napoli, lontano dal mare per essere meno vulnerabile ad eventuali attacchi dei nemici, ma soprattutto doveva essere ancora più bello delle grandi regge europee di quel periodo come Versailles in Francia o Schönbrunn a Vienna, nacque così la reggia di Caserta. Centro operativo e propulsivo del regno, la reggia, è la residenza reale più grande al mondo, il trionfo del barocco italiano.
Copre più di 61000 mq con quattro cortili interni, ha la forma di un rettangolo lungo 250 mt, largo 200 e alto più di 40 mt su cinque piani più due interrati, all’interno ci sono più di mille ambienti e ben 1742 finestre, 1026 camini, 56 scale e più di mille porte, per un costo totale di 6.000.000 di ducati, un cantiere immenso durato quasi un secolo, iniziato nel 1752 terminato nel 1845. Il re chiese che il progetto comprendesse, oltre al palazzo, il parco e la sistemazione dell’area urbana circostante, con l’approvvigionamento da un nuovo acquedotto (Acquedotto Carolino) che attraversasse l’annesso complesso di San Leucio. Il palazzo reale, capolavoro di Vanvitelli, anticipò l’aspetto esteriore degli edifici del 18° secolo mentre allo stesso tempo rappresentava il canto del cigno della spettacolare arte del barocco, di cui ha adottato tutte le caratteristiche necessarie per creare le illusioni di uno spazio multidirezionale. La nuova reggia doveva essere simbolo del nuovo stato borbonico e manifestare potenza e grandiosità, ma anche essere efficiente e razionale.

PARCO DELLA REGGIA DI CASERTA

Il parco si estende per ben 120 ettari caratterizzato da una lunga e rettilinea via d’acqua di 3 km punteggiata da monumentali fontane, che origina dalla grande cascata di Diana e Atteone e termina non lontano dalla facciata del Palazzo che prospetta sui giardini.
Il Parco Reale, parte integrante del progetto presentato dall’architetto Luigi Vanvitelli ai sovrani, si ispira ai giardini delle grandi residenze europee del tempo, fondendo la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le soluzioni introdotte da André Le Nôtre a Versailles, tuttavia le diverse esperienze culturali confluirono nella realizzazione di un progetto originale e unitario, in più anche le varie esigenze di ordine urbanistico, ambientale, economico contribuirono alla realizzazione di una delle più significative testimonianze dell’arte dei giardini di epoca barocca. I lavori, con la delimitazione dell’area e la messa a dimora delle prime piante, iniziarono nel 1753, contemporaneamente a quelli per la costruzione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno avrebbero alimentato le fontane dei giardini reali. Protagonista assoluta dei giardini della reggia è la grande strada fiume che sgorga con vigore da una grotta artificiale, precipita con un salto di 70 metri, tra scogli e pietre finte e sviluppandosi lungo l’asse principale del palazzo si collega idealmente all’antica capitale del regno Napoli
Internamente al parco fu realizzato da John Andrew Graefer, un giardino detto “di paesaggio” o “all’inglese”, voluto dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV.
Grafer crea un vero e proprio orto botanico, ovvero un laboratorio di sperimentazione per lo studio e la produzione di particolari specie vegetali anche con la messa in vendita dei semi, attività continuata anche dopo l’unità d’Italia. Caratterizzato da un apparente disordine, il giardino all’inglese si pone di emulare in tutto e per tutto la natura: corsi d’acqua, laghetti, “rovine” secondo la nuova moda legata alla scoperta di Pompei, piante autoctone ed esotiche popolano quest’area.

REAL BORGO DI SAN LEUCIO

Il re Carlo di Borbone, consigliato dal ministro Bernardo Tanucci, pensò di formare i giovani del luogo mandandoli in Francia ad apprendere l’arte della tessitura, per poi lavorare negli stabilimenti reali. Venne così costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità nota come Real Colonia di San Leucio, basata su uno statuto apposito del 1789 che stabiliva leggi e regole valide solo per questa comunità. Alle maestranze locali si aggiunsero subito anche artigiani francesi, genovesi, piemontesi e messinesi che si stabilirono a San Leucio richiamati dai molti benefici di cui usufruivano i lavoratori delle seterie. Si trattò di un esperimento sociale, nell’età dei lumi, di assoluta avanguardia nel mondo, un modello di giustizia e di equità sociale raro nelle nazioni del XVIII secolo e non più ripetuto così genuinamente nemmeno nelle successive rivoluzioni francese e marxista.
L’utopia di Re Ferdinando di dar vita ad una comunità autonoma (chiamata appunto Ferdinandopoli) lascia a Caserta il Belvedere di San Leucio, i suoi appartamenti reali, il giardino all’italiana e l’annesso Museo della Seta, dove è possibile visitare i macchinari del Settecento col quale si tesseva la seta diventata famosa in tutto il mondo tanto da arrivare ad arredare la Casa Bianca, Buckingham Palace e il Palazzo del Quirinale

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