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Sant’Agata de’ Goti – il fascino di un borgo unico

La splendida armonia della “perla del Sannio”

Sant’Agata de’ Goti, sembra un luogo sospeso nello spazio e nel tempo. In posizione privilegiata su una terrazza tufacea tra due affluenti del fiume Isclero, il torrente Riello e Martorano è certamente uno dei borghi più belli d’Italia. Il borgo medievale di Sant’Agata dei Goti si lascia ammirare e “respirare” per i suoi ampi portici e le stradine sinuose ricche di vicoletti, su cui si affacciano numerose botteghe artigianali e negozi retrò. Il centro storico è sviluppato seguendo una forma a semicerchio, all’interno del quale trovano posto i numerosi e preziosi monumenti locali, uno scrigno pieno di tesori caratterizzato da un’affascinante atmosfera d’altri tempi, non a caso set naturale di tantissimi film e fiction. Nella terra dei favolosi vasi di Assteas, artista Pestano che racconta con le sue figure dipinte i miti di Europa, di Cadmo e di Armonia, si respira ancora oggi l’inclinazione originaria al buon vivere. Salendo dalla valle dell’Isclero si rimane affascinati dalle bastionate di case e palazzi allineati intervallate dalle cupole maiolicate dei campanili, costruite su uno strapiombo di circa 50 metri, che formano il profilo unico e inconfondibile del centro storico di Sant’Agata de’ Goti

Luoghi:

Sant’Agata de’ Goti (BN)

SANT'AGATA DE' GOTI
SANT’AGATA DE’ GOTI
CHIESA DELL’ANNUNZIATA
CHIESA DELL’ANNUNZIATA
PONTE MARTORANO
CHIESA DI SAN FRANCESCO
EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO – MUNICIPIO
DUOMO DELL’ASSUNTA
SANT'AGATA DE' GOTI
CHIESA DELL’ANNUNZIATA

Chiesa del XIII secolo costruita appena fuori dalla porta sud della fortificazione normanna, annessa ad una struttura “Hospitaliera” fondata nel Duecento; La chiesa fu completata nel 1238 ad opera del vescovo Giovanni, i terremoti del 1349 e del 1456 costrinsero profondi rifacimenti dell’edificio, nel 1764 S. Alfonso M. de’ Liguori la eresse a parrocchia per le popolazioni rurali della campagna santagatese.
I lavori di restauro eseguiti nel 1976-77 hanno messo in risalto le varie stratificazioni architettoniche della chiesa e gli splendidi affreschi. Durante i restauri si scoprì casualmente che sulle pareti ricoperti da atri dipinti o da altre suppellettili o coperti con la calce c’erano affreschi di pregevole fattura vecchi di 600 anni come l’annunciazione dell’abside o le storie dei santi della parete opposta con le raffigurazioni di San Nicola di Bari, interrotti dalle importanti vetrate di bruno Cassinari artista amato da Picasso donate nel 1976, ma la meraviglia dell’Annunziata è sulla controfacciata alle spalle di chi entra o meglio nello sguardo di chi esce affinchè se ne vada con queste ultime immagini impresse nella mente, è il maestoso giudizio universale di autore ignoto che occupa l’intera controfacciata, quando l’ultimo giorno della storia sarà trascorso, le trombe degli angeli squilleranno, i morti risorgeranno e il cristo giudice darà le retribuzioni promesse, innalzerà a sé con una mano i giusti e respingerà lontano con l’altra i reprobi.

CASTELLO DUCALE

Dopo l’anno 1000 i Normanni Drengot, divenuti beneficiari del feudo, trasformarono la città e la rudimentale torre longobarda in fortellicium, ossia fortezza, composta da un vero e proprio castello in pietra di tufo sorto vicino alla porta sud e da un sistema di rafforzamento del kastron mediante contrafforti e torri di avvistamento; Roberto Drengot, conte di Alife, Caiazzo, Airola e Sant’Agata de’ Goti, stabilì nel castello la sua dimora di fronte alla cappella comitale, ai piedi della quale si vede ancora oggi la cava di fabbrica detta “la fossa”. Le torri quadrangolari normanne oggi si percepiscono ancora: il castello conserva traccia degli ambienti altomedievali al piano terra, mentre all’esterno è evidente il corpo aggettante aggiunto nell’Ottocento con una serie di botteghe. Nella corte interna si ammirano ancora i bellissimi decori murali a motivi geometrici quattrocenteschi e le modifiche cinquecentesche, realizzati per trasformare la fortezza in residenza nobiliare di prestigio: pare infatti che in epoca angioina vi fosse ospitata per qualche tempo Giovanna I, regina di Napoli e di Provenza

PONTE MARTORANO

Da questo punto panoramico sul Ponte Martorano si può ammirare la propaggine in tufo su cui si erge l’antico borgo di Sant’Agata de’ Goti e vediamo il profilo dell’agglomerato urbano su cui emergono i campanili e le bellissime cupole maiolicate delle chiese medievali e barocche. Il pianoro tufaceo, posto lungo la riva destra dell’Isclero, è circoscritto sui versanti orientale e occidentale da profonde gole create dai torrenti Riello e Martorano. Il territorio circostante è caratterizzato da verdi pendii, da boscose e pittoresche vallate. Il centro antico è di chiara impronta alto-medievale ed ha una pianta a semicerchio e misura 1 km in lunghezza, con diametro diretto da sud a nord. Nel corso dei secoli il borgo si è arricchito di realtà architettoniche mantenendo inalterata la sua bellezza. Tutt’intorno si estende l’intero territorio comunale, prevalentemente collinare. Sullo sfondo si intravede il massiccio del monte Taburno (1394 m), ad occidente si evidenziano i quartieri moderni di edilizia residenziale, collegati al nucleo storico dal poderoso ponte Martorano ad archi in muratura.

CHIESA DI SAN FRANCESCO

Rimaneggiata nel Settecento, epoca in cui l’Ordine era molto coinvolto nella vita secolare, la chiesa di San Francesco contiene al suo interno elementi di diverse datazioni come la tomba di Ludovico Artus, feudatario di Sant’Agata fino al 1370, il soffitto ligneo a cassettoni settecentesco e una preziosa pavimentazione dipinta nella bottega napoletana del Maestro Giuseppe Massa, originario di Pietrastornina (Av), autore del chiostro di Santa Chiara a Napoli, raffigurante scene della vita di San Francesco,
Sulle pareti tra il cornicione e il soffitto si trova un ciclo biblico tratto dal Vecchio Testamento suddiviso in 10 dipinti intercalati da finestroni affrescato da Tommaso Giaquinto. Oggi la chiesa di San Francesco è un contenitore museale della città che ospita al suo interno mostre multimediali di archeological experience.

EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO - MUNICIPIO

L’ex Convento di San Francesco risale al XIII secolo come testimonia una lapide secentesca posta a sinistra dell’ingresso del chiostro che ricostruisce le vicende di fondazione della prima comunità francescana durante il passaggio di San Francesco d’Assisi in città.
Il Convento, soppresso nel 1809, divenne, insieme l’annessa chiesa, di proprietà del demanio. Ospita oggi la sede del Comune di Sant’Agata de’ Goti. Il Chiostro è a pianta quadrata con arcate su pilastri lungo tutto il perimetro; al centro è posta la bocca della cisterna. Ristrutturato nel Settecento vi si accede attraverso un portale barocco in pietra del 1747. La Sala consiliare al primo piano fu affrescata e decorata nell’Ottocento e ospita uno splendido dipinto raffigurante Sant’Agata

DUOMO DELL’ASSUNTA

L’odierna area del Duomo comprende una sequenza di edifici che hanno un’importante riscontro urbano, poiché la chiesa e i contigui edifici del Seminario e del Palazzo Vescovile sono collocati lungo il viale Vittorio Emanuele II (l’asse portante dell’antico nucleo urbano) su una caratteristica sequenza di due piazze: del Duomo, con una fontana settecentesca prima collocata nel giardino vescovile, e Umberto I, con il monumento a Sant’Alfonso Maria de Liguori, già vescovo della diocesi nonché santo patrono della città. Il duomo di Sant’Agata de’ Goti, intitolato all’Assunta, riveste dal 1986 il ruolo di concattedrale a seguito dell’unione della diocesi locale con quella di Cerreto Sannita. Venne fondato nel 970, ricostruito nel XII secolo e più volte restaurato. Durante la dominazione normanna fu totalmente ricostruita in stile romanico. Danneggiata dal terremoto del 1456, dalla caduta del campanile del 1614 e dal terremoto del 1688, fu abbattuta e ricostruita in stile barocco nel 1728. Nonostante i vasti restauri deI 1877-79 e gli altri meno profondi dello stesso secolo, la struttura settecentesca è rimasta inalterata. L’esterno è caratterizzato da un vasto portico a tre campate strutturato all’inizio del XII secolo con massi, colonne e capitelli di spoglio, databili dal I al IV sec. d. C. L’interno è a croce latina con tre navate divise da due file di otto pilastri, transetto, cupola e presbiterio, misura più di 38 metri di lunghezza ed oltre 18 di larghezza cappelle escluse. Il soffitto realizzato nel 1877-79 è in legno con dipinte scene del martirio di sant’Agata e di Santo Stefano (patroni della città) al cospetto dell’immacolata concezione. Sopra la porta d’ingresso è posto l’organo realizzato negli 1738-1740.
Nelle otto cappelle laterali sono site pregevoli opere d’arte incorniciate da stucchi barocchi ed aventi altari in marmi policromi. Al di sotto del transetto è dislocata la cripta, rimasta intatta, dell’XI secolo. È del tipo a oratorio con l’aula suddivisa in sei navatelle da dieci colonne che sostengono volte a crociera e termina con tre absidi, di cui quella centrale, più grande, risultava leggermente sopraelevata, dislivello eliminato da recenti restauri.

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