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FALANGHINA DEL SANNIO “la Gioia in un calice”

pubblicato in: Guida Turistica del Sannio – edizioni: GuideSlow – anno: 2019

a cura di Maurizio Vetrone

Le dolci colline che degradano dal massiccio del Taburno e del Matese verso le valli percorse dai fiumi, sono uno spettacolo di colori e profumi che in ogni periodo dell’anno rendono il Sannio un trionfo della natura, caratterizzato profondamente dalla coltivazione della vite.

La provincia di Benevento possiede più di 10.000 ettari vitati sui circa 24.000 dell’intera Regione Campania, qui si concentrano circa 8000 imprenditori viticoli, più di 100 aziende imbottigliatrici per una produzione complessiva di oltre 1.000 ettolitri di vino. Una produzione copiosa e di altissima qualità, con tre denominazioni di origine, la DOCG “Aglianico del Taburno”, la DOC “Falanghina del Sannio”, la DOC “Sannio” e una indicazione geografica, l’IGT “Beneventano”, per più di 60 tipologie di vino, una vera e propria strada del vino.

La Falanghina, in particolare, è il vitigno a bacca bianca più coltivato della Campania e 2/3 dei circa 5.000 ettari coltivati si trovano in provincia di Benevento; è un vino molto antico originario delle pendici del Taburno e dei Campi Flegrei probabilmente imparentato con il famoso “falerno bianco”, vino molto ricercato dagli antichi romani; si dice che il suo nome derivi dall’uso di far arrampicare le viti al “falango”, un palo di legno a cui veniva legata la vite, tecnica ancora diffusa nei vigneti secolari, oppure dal greco-latino “falange” inteso come osso del dito per la forma allungata degli acini.

Dall’antica Roma la tradizione vinicola campana si è tramandata per secoli. Dagli anni ’50, a seguito della Fillossera, si è assistito all’introduzione di vitigni più forti e produttivi come il Sangiovese, il trebbiano toscano e la Malvasia di Candia, determinando la quasi totale scomparsa delle antiche vigne. Solo alla fine degli anni ‘70 c’è stata un’inversione di tendenza verso la valorizzazione di vitigni autoctoni di pregio. Riprende così la coltivazione diffusa della Falanghina vinificata in blend con altre uve, utilizzata come vino da tavola o per distillare il cognac, fin quando l’ingegnere Leonardo Mustilli, appartenente ad una nobile famiglia della costiera amalfitana trasferitosi a Sant’Agata de’ Goti, con altri pionieri appassionati, iniziò, nel 1979, ad imbottigliarla in purezza. Grazie alla competenza e alla passione di un gruppo di enologi, tra cui Angelo Pizzi e Santolo Bonaiuto, delle cantine sociali e delle istituzioni, che incentivarono la cultura pagandola anche 3 volte il prezzo delle altre uve, in pochissimi anni, la Falanghina ha avuto un incredibile crescita di produzione e diffusione.

L’enologo Angelo Pizzi, protagonista e testimone di questa incredibile ascesa, ricorda la prima produzione di 10.000 bottiglie di Falanghina del Taburno nell’89 di cui le prime 300 casse furono comprate da Luigi Veronelli, figura centrale della valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano, durante una degustazione alla camera di commercio di Benevento. Da lì in poi la Falanghina non si è più fermata, per tre motivi: è un vitigno che piace ai viticoltori perché produttivo anche nelle annate peggiori, piace ai trasformatori perché dalle sue uve è facile ottenere un buon prodotto ma soprattutto piace al consumatore, perché possiede un estratto molto alto, volume di bocca importante, degli aromi gradevoli e una buona acidità, insomma un vino che al bere da vera “gioia”. Negli anni ’80 e ’90 la Falanghina era considerata principalmente un vino bianco semplice e immediato, con un ottimo rapporto qualità prezzo, basti pensare che tra il 1989 e il 1992 i famosi ristoranti di borgo marinaro a Napoli hanno ordinato 50.000 bottiglie all’anno di Falanghina del Taburno. Negli ultimi anni, migliorando ancora i processi produttivi, le coltivazioni e la commercializzazione, si sta svolgendo un percorso di valorizzazione che mira ad esaltare ancora di più le qualità della Falanghina ed oggi le sue bottiglie si possono trovare nelle migliori enoteche e ristoranti d’Italia e del mondo. Una vera e propria eccellenza tutta made in Sannio. Un vino di grandissima personalità, particolarmente apprezzato per la grande fragranza dei suoi aromi,

la Falanghina si presta più di tutte ad un utilizzo trasversale in cantina, è caratterizzata da una produzione enologica di pregio, con le sue uve si producono vini dolci e passiti, grappe e spumanti con metodo charmat o classico ma anche grandi riserve e vini ottenuti da vendemmie tardive, affermandosi come uno dei migliori e più apprezzati vini bianchi della Regione Campania.

La Falanghina si presenta dal colore pieno, vivace e caratteristico giallo paglierino, con un aroma decisamente floreale e fruttato, una struttura agile e beverina e gradevolmente acidula, dal sapore sempre fresco e morbido; servito ad una temperatura tra gli 8 e i 10 C°, si abbina ottimamente con preparazioni a base di pesce fresco, crostacei e frutti di mare, con formaggi freschi o stagionati. L’ampiezza dei profumi e la profondità del gusto consente di sorseggiarla anche come aperitivo, da sola o come base per cocktail e soft drink, sorprendentemente meravigliosa sulla pizza classica o gourmet, in versione spumantizzata è gradevole come aperitivo o sulla pasticceria, mentre nella versione passita è ottima sui formaggi stagionati e sulla frutta secca.

Proprio per l’importanza e il pregio delle uve e della produzione vinicola l’associazione delle 800 Città del vino “EuropeanRecevin” ha conferito a Sannio Falanghina il prestigioso riconoscimento di “Città Europea del vino 2019”.L’investitura del Sannio rappresenta un pregevole premio alle produzioni di eccellenza che nascono dalla sapienza e dal sacrificio di viticoltori appassionati, portatori dello storico legame di questa terra con il vino e custodi di un territorio sano. Più di 120 eventi dedicati alla “Falanghina del Sannio” si terranno nell’intera provincia nel 2019.

Viaggiare nel Sannio tra Settembre e Ottobre nel periodo della raccolta e delle prime lavorazioni significa guardare gli splendidi colori delle vigne nel periodo autunnale, ascoltare i rumori dei vendemmiatori che nei campi raccolgono l’uva a mano, sentire il profumo leggermente inebriante dell’uva appena pigiata, ma anche toccare con mano la “magia” della trasformazione dell’uva in vino nei borghi, dove ancora si produce il vino in casa. Un viaggio multisensoriale che affascina e coinvolge chiunque si trovi a passare o trascorra del tempo in terre Sannite, in un paesaggio di suggestiva bellezza caratterizzato dal clima mite, dalla cordialità e l’accoglienza dei suoi abitanti, un percorso tra vigneti, cantine e luoghi di degustazione per capire come un bicchiere di vino racconti una storia e trasmetta gioia di vivere.

Si ringrazia per le preziose informazioni il Dott. Angelo Pizzi

 

 

 

 

 

 

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